La Cava: un borgo nel cuore della città di Orvieto

Sembra strano, ma la rupe di Orvieto ospita un vero e proprio borgo “interno”: è un quartiere, il più antico di tutti, che ha la conformazione e le abitudini di un villaggio a sé stante, mantenendo addirittura alcuni termini dialettali propri. Scopri la visita alla Cava di Orvieto.

Il rione della Cava

Cava di Orvieto
Il rione della Cava di Orvieto

Da sempre zona di confine tra città e campagna, il rione della Cava, che si estende tra Porta Maggiore, Via Filippeschi e le alture di San Giovanni e San Giovenale, è infatti organizzato per avere una sorta di autonomia, con la propria chiesa, i propri negozi, i propri monumenti e, fino a qualche decennio fa, anche il proprio lavatoio pubblico. È così dal Medioevo, da quando la vita del quartiere si svolgeva attorno alla fonte della Cava, di cui si parlava già nel 1299: era quello il primo posto dove rifocillare gli asini dopo la dura salita dei contadini e dei viaggiatori verso la città.

I numerosi maniscalchi e le fornaci di ceramica animavano le giornate di questo borgo di artigiani; gli animali al pascolo e le numerose stalle della zona completavano il variopinto e profumato quadretto che, alla fine dell’Ottocento, Olave Potter descriveva così: «Ci arrampicammo su per la ripida strada tra le case di tufo vulcanico giallo ora nero[…] In fondo ai vicoli bui potemmo vedere le tetre profondità delle cavità, scavate nella roccia viva. Nei bassi gli abitanti di questa città diruta faticavano in silenzio, e fuori dalle porte gufi incappucciati erano appollaiati su pertiche infisse nel terreno duro».

Ceramista Orvieto

Ma ancora ai nostri giorni la Cava, sia per conformazione che per abitudine, conserva lo spirito del piccolo borgo medievale, quasi distaccato dal resto di Orvieto. Non è un caso se i Cavajoli, per dire “vado in centro” dicano “vado a Orvieto”, come se la Cava fosse altro da Orvieto, a ricordo di quando era una sorta di enclave delle campagne, quasi un paese a sé. Anche i nomi che i Cavajoli danno alle vie e alle piazze della Cava non coincidono con quelli del resto della città.

I monumenti

Come ogni villaggio che si rispetti, ha i suoi monumenti; a partire da Porta Maggiore, che ospita, all’interno di una nicchia sul lato esterno della rupe, la statua di Bonifacio VIII, per arrivare al complesso archeologico del Muro Etrusco, visitabile su appuntamento.

Ma di sicuro il monumento più conosciuto e visitato è il Pozzo della Cava, con le sue nove cavità, ricche di ritrovamenti, che si snodano sotto le case del quartiere medievale.

Il Pozzo della Cava

Pozzo della Cava Orvieto
Il Pozzo della Cava di Orvieto

Il pozzo, interamente scavato nel tufo della rupe di Orvieto fino ad una profondità di 36 metri, è in realtà il risultato di due scavi accorpati: un pozzetto etrusco rettangolare del IV-V secolo a. C. ed un grande pozzo cilindrico, con un diametro medio di 3,40 m, realizzato, dopo una ventina di secoli, per volere di Papa Clemente VII.

Il pontefice, infatti, nel dicembre del 1527, fuggendo dal sacco di Roma, si rifugiò ad Orvieto ed ebbe subito a cuore il problema dell’approvvigionamento di acqua sulla rupe in caso di assedio. A pochi giorni dal suo arrivo ordinò di scavare questo pozzo e due cisterne; dopo qualche mese commissionò anche il Pozzo di San Patrizio, sull’altro lato della città.

Nelle grotte che costituiscono il percorso di visita al Pozzo della Cava è possibile ammirare, tra gli altri ritrovamenti archeologici, alcuni “butti” medievali utilizzati per gettare i rifiuti, le tracce di alcune sepolture etrusche e una cisterna, anch’essa etrusca, per la raccolta di acqua piovana. Molto interessanti anche i resti di due forni per la produzione di ceramica, attivi tra il Medioevo e il Rinascimento, con numerosi scarti di produzione in terracotta, maiolica e “lustro”, oltre a diversi utensili per la modellazione, la decorazione e la cottura dei manufatti.

La visita consente anche di scendere lungo i tre livelli dei magazzini domestici orvietani, presenze immancabili sotto tutte le abitazioni della Cava: i “cellai” al pianterreno, gli “scantinati” al primo piano sotterraneo e i “sottocantina” ancora più profondi, dotati di una coppia di scivoli per far rotolare le botti lungo la scala di accesso. Gran parte dei sotterranei orvietani, infatti, è stata da sempre utilizzata per produrre e conservare il celeberrimo vino di Orvieto, e la Cava, affollata per secoli di osterie, “fraschette” e trattorie, non poteva certo sottrarsi a questa ghiotta consuetudine.

Molto interessanti anche le due case rupestri visibili nel cortile interno del Pozzo della Cava, in parte scavate e in parte costruite col tufo della stessa rupe.

Pozzo della Cava – Prezzi e orari

  • intero: € 4,00 a persona
  • ridotto: € 2,50 a persona
  • omaggio per bambini fino a 5 anni

La Bottega del Pozzo ed il cortile sono ad ingresso libero.

Acquista il biglietto online – Clicca qui

Orario continuato dal martedí alla domenica dalle 9,00 alle 20,00. Orari differenti e aperture straordinarie durante le festività.

La Chiesa della Madonna della Cava

Chiesa della Madonna della Cava
La Chiesa della Madonna della Cava

Come ogni borgo che si rispetti, anche la Cava ha la sua chiesa: un delizioso scrigno barocco dedicato alla Madonna della Cava, che è, tra l’altro, uno dei più piccoli santuari mariani del mondo. Conserva ancora le mura esterne dell’antica chiesa due-trecentesca edificata dalla Confraternita dei Fabbri e dedicata a Sant’Eligio, patrono dei lavoratori dei metalli.

Fu nei primi decenni del Seicento che la chiesa assunse il suo aspetto attuale, con la pianta ottagonale definita da pilastrini in stucco decorati a finto marmo, con la cupola sormontata da una piccola lanterna centrale, e con i tre altari lignei dedicati a Sant’Eligio, alla Madonna e al Crocifisso.

Una lapide sopra l’acquasantiera sinistra ricorda che nel 1640 il tempietto fu dedicato, per volontà popolare, alla Beata Vergine della Presentazione, la cui effige era stata affrescata nella seconda metà del Quattrocento al di sopra della fontana che, addossata alla chiesa, costituiva, come già detto, una delle principali cannelle orvietane del Medioevo. Al suo posto, ora, si trova una piccola fontanella pubblica.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento gran parte delle chiese orvietane, Duomo compreso, subirono dei fortissimi cambiamenti, con lo scopo di eliminare tutte le aggiunte barocche e restituire l’aspetto originario degli interni. La chiesa della Madonna della Cava, grazie anche alla sua posizione defilata dal centro cittadino, è stata uno dei pochissimi edifici sacri di Orvieto risparmiati dall’impeto restauratore di quegli anni, conservando ancora oggi il suo aspetto barocco, con i finti marmi alle pareti, i capitelli corinzi di stucco e il sontuoso altare maggiore in legni policromi e foglia d’oro; elementi che sembrano quasi stridere con la povertà e l’uniformità delle abitazioni in tufo che la circondano.

La celebrazione della Madonna della Cava

La processione
La processione in onore della Madonna della Cava

Alla fine della prima guerra mondiale i Cavajoli, per ringraziare la Vergine della sua protezione, commissionarono una statua da poter portare in processione. Da allora è attorno a quella dolcissima effige che si concentra una devozione così forte che quando, negli anni Ottanta, la chiesina è stata chiusa per inagibilità, i Cavajoli trasportarono l’immagine nella vicina Chiesa di San Giovanni Evangelista pur di non sottrarla alla visione e alla venerazione dei fedeli.

Il “ritorno a casa” della Madonna della Cava è stato festeggiato solennemente il 2 febbraio del 2003 e da allora la chiesa è di nuovo il fulcro di un intenso culto mariano che va ben oltre i confini della Cava e della città, come testimoniano i numerosi ex voto e le continue donazioni.

Da sempre la Madonna della Cava è stata festeggiata il 2 febbraio, giorno della Presentazione di Gesù al Tempio. Già l’affresco quattrocentesco ritraeva inequivocabilmente la Madonna della Presentazione, come si può desumere dal cartiglio sulle mani di Gesù Bambino, su cui si può leggere «ego sum lux», ovvero «io sono la luce». Luce che, sotto forma di una piccola candela benedetta, viene tradizionalmente donata ai fedeli proprio durante la messa del 2 febbraio, nella festa comunemente chiamata della “Candelora”.

La solennità della Presentazione è naturalmente molto sentita nella chiesa della Cava, che festeggia in quel giorno la sua dedicazione e che è divenuta per antonomasia “la chiesa della Candelora” di Orvieto e del territorio. Le fredde giornate di febbraio e la ripida discesa di Via della Cava hanno da sempre convinto i fedeli a posticipare la processione e i festeggiamenti popolari alla fine di maggio, mese tradizionalmente dedicato alla Madonna.

Così si è deciso di rimandare al 31 maggio i festeggiamenti religiosi, con una suggestiva processione serale “aux-flambeaux”. Nei giorni successi, il 1° e il 2 giugno, si tengono invece i festeggiamenti civili, sotto la denominazione «La Repubblica dei Cavajoli», sottolineando la concomitanza con la Festa della Repubblica e strizzando l’occhio a quella voglia tutta cavajola di fare un po’ repubblica per conto proprio.

E, per l’occasione, si utilizza anche una moneta ad hoc: il Cavajolo, realizzato in terracotta e dal valore nominale di 1 euro; è con questi strani spiccioli che si pagano le consumazioni e i giochi della festa. Anche le poche botteghe artigiane rimaste (un ceramista ed una merlettaia, custode dell’antica arte del Merletto di Orvieto, dalla tipica stiratura tridimensionale) accettano per quei due giorni pagamenti con l’insolita moneta.

Il termine della visita alla Cava di Orvieto

Concludiamo qui questa visita al “borgo” della Cava, consapevoli che, questo piccolo rione “autonomo”, simbolo dell’ascesa dal contado verso i palazzi nobili, è senza dubbio la zona che meglio rappresenta la tradizione e l’essenza popolare della città di Orvieto, con le proprie contraddizioni ed una buona dose di sana follia. Oltre, ovviamente, ad essere il migliore punto per iniziare a scoprire Orvieto, entrando proprio dall’ingresso da cui entravano i Papi, per proseguire verso le rupi di San Giovenale e San Giovanni, attraversare Piazza della Repubblica, l’antico foro etrusco, svoltare sotto la maestosa Torre del Moro e raggiungere il magnifico Duomo, conosciuto come Giglio d’Oro delle cattedrali. Da qui, poi, con calma, proseguire la propria esperienza alla scoperta di una città e di un territorio unici.

Grazie Marco per questo interessantissimo approfondimento sulla Cava di Orvieto!

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